“Speranza”

COMUNITÀ GESTANTI E MADRI CON BAMBINI

PREMESSA

Dopo un’attenta riflessione la responsabile, i coordinatori e l’équipe educativa della comunità di accoglienza “Maria Immacolata” hanno deciso di riattivare il servizio di accoglienza residenziale rivolto a gestanti e madri con bambini e denominato “Speranza”. Nei mesi di sospensione di tale servizio sono infatti pervenute alla comunità di accoglienza diverse richieste di inserimento e più servizi sociali territoriali hanno segnalato la difficoltà a reperire posti disponibili per questo tipo di accoglienza. Si è quindi deciso di riattivare il servizio apportando alcune modifiche al progetto educativo e agli spazi di accoglienza per rendere più funzionale il servizio. La comunità per gestanti e madri con bambini è ubicata all’interno dello spazioso edificio che accoglie la comunità di accoglienza “Maria Immacolata” e i suoi servizi. È una struttura residenziale di tutela sociale e sostegno alla genitorialità e tutela soprattutto dei bambini che stanno per nascere e dei minori, investendo, a tale scopo, soprattutto sul sostegno e sullo sviluppo delle capacità genitoriali.

La comunità gestanti e madri con bambini/e denominata “Speranza” rispetta i requisiti richiesti dalla direttiva regionale N. 1106 del 14 luglio 2014.

DESTINATARI

Il servizio residenziale è destinato all’accoglienza di gestanti e madri, con bambino/i per un totale di tre nuclei, con posti autorizzati n. 9, che si trovano in situazione di difficoltà nello svolgimento delle funzioni genitoriali, eventualmente sancita da un provvedimento del Tribunale per i minorenni, e di fragilità o di disagio. L’accoglienza è definita nell’ambito del progetto quadro dei servizi territoriali.

Si specifica che la Comunità di accoglienza non accoglie gestanti e madri su progetto terapeutico o di recupero per dipendenze da alcool o sostanze stupefacenti e ad alta patologia psichiatrica, che prevedano l’assunzione di terapia farmacologica.

La comunità si rende disponibile all’accoglienza di gestanti e madri minorenni o con decreto si sospensione della responsabilità genitoriale.

E’ garantito un educatore ogni 6 bambini in base al numero degli ospiti presenti. E’ garantita la presenza di un operatore nelle ore notturne.

In questo servizio non si prevede la pronta accoglienza. In casi di emergenza il servizio sociale inviante, dopo aver inoltrato la propria richiesta di inserimento in struttura può concordare un tempo minimo di tre giorni per permettere alla comunità di valutare la possibilità di inserimento del nucleo familiare.

OBIETTIVI DELLA COMUNITA’ “SPERANZA”

In base alla direttiva regionale n. 1106 del 2014 la comunità gestanti e madri con bambino/i deve perseguire i seguenti obiettivi, che sono in linea con la missione e la visione della comunità di accoglienza “Maria Immacolata”:

  1. offrire alle gestanti e madri e ai loro figli un ambiente in cui possano sentirsi accolte e possano elaborare un progetto per il proprio futuro. Soprattutto nei confronti dei bambini è necessario rendere l’ambiente il più adeguato possibile alla loro realtà e al mondo dell’infanzia;

  2. aiutare le giovani ospiti a crescere nella capacità di progettare la propria vita a breve e lungo termine e soprattutto ad inserirsi nel mondo del lavoro;

  3. favorire la crescita della funzione genitoriale;

  4. aiutare ad elaborare processi di autonomia (personale, affettiva, relazionale, sociale, lavorativa) realisticamente possibili per le caratteristiche e le risorse personali della gestante e madre;

  5. incrementare la capacità di relazione in Comunità e nei contesti sociali frequentati;

  6. garantire una costante e forte collaborazione con i Servizi socio-sanitari di riferimento e un continuo coinvolgimento delle opportunità offerte dal territorio.

Questo si concretizza nel portare le gestanti e madri ad essere autenticamente se stesse, realizzando le proprie potenzialità, nel superare pigrizie ed inerzie, nel non lasciarsi travolgere o trainare dalle situazioni di vita, ma guidare la propria vita come protagoniste. E comporta l’acquisizione:

  • del saper riflettere (valutare le situazioni alla luce di alcuni principi di ragione);

  • del saper formulare un giudizio (ponderare e valutare le cose), imparare a valutare la realtà nei vari aspetti, sapere individuare alternative e conseguenze per sé e per gli altri;

  • del saper misurare la propria capacità di vedere, sentire, pensare e progettare;

  • del sapersi assumere la capacità di decidere (una decisione che sia sua o che venga fatta sua).

È previsto per le gestanti e madri l’uso del PC, di internet a scopo di ricerca lavorativa e come strumento di informazione e come apprendimento di capacità ormai richiesta in qualsiasi ambito lavorativo.

LA QUOTIDIANITA’ COME SPAZIO EDUCATIVO-TERAPEUTICO:

Ogni madre è tenuta a provvedere alle esigenze del proprio o dei propri figli, alla pulizia della stanza e dei propri oggetti, alla cura di sé e dei figli e, insieme alle altre ospiti. Insieme gli educatori le gestanti e madri provvedono alla cura e alla pulizia degli ambienti comuni, in un’ottica di stare e fare insieme. Viene favorita la partecipazione delle accolte ad attività condotte all’esterno della comunità affinché possano acquisire capacità di proiettarsi nella realtà sociale.

L’educazione a vivere in gruppo, a conoscersi attraverso il confronto reciproco, a modulare le proprie esigenze imparando a confrontarsi con gli altri, rappresenta parte dell’intervento educativo così come è stato concepito e strutturato dall’équipe educativa della comunità.

Vi sono alcuni orari di riferimento che è importante rispettare per il buon andamento della vita comunitaria, che deve cercare di accogliere le esigenze di tutti.

Nella relazione con l’équipe educativa alla gestante e alla madre è chiesto di impegnarsi a:

  • vivere la quotidianità secondo alcune regole semplici e precise;

  • collaborare a creare una comunicazione serena, chiara, efficace e rassicurante;

  • collaborare a creare un’atmosfera distesa e tranquilla in cui trascorrere le giornate e affrontare i problemi;

  • collaborare alla soluzione di eventuali situazioni conflittuali per favorire una convivenza costruttiva con le altre accolte.

PROGETTO DI VITA

Il progetto di vita viene concordato nelle sue linee generali prima dell’ingresso in comunità, con i servizi territoriali interessati e ove possibile con il coinvolgimento della donna, e viene messo a punto dalla comunità entro i primi sessanta giorni dall’ingresso. Il progetto di vita viene redatto anche in relazione agli esiti dell’osservazione delle competenze genitoriali e dei bisogni del bambino, delle sue potenzialità e degli effetti indotti dalla nuova situazione. Il progetto di vita definisce la durata dell’accoglienza (di norma non superiore ai diciotto mesi), le modalità con cui l’équipe educativa, in raccordo con i servizi territoriali, le associazioni interessate ed eventuali figure di supporto, sostiene le madri accolte nelle loro esigenze psicologiche e materiali e nel percorso di autonomizzazione (ricerca di soluzioni abitative autonome, di lavoro e di opportunità di qualificazione professionale; capacità di utilizzare i servizi del territorio, di usare adeguatamente il proprio tempo e il denaro, di conciliare gli impegni personali con quelli genitoriali…).

Il progetto di vita dovrà specificare le azioni di supporto alla funzione genitoriale o di diretto sostegno ai bambini che verranno svolte sia dall’équipe educativa sia dai servizi relativamente a:

  • assicurare il soddisfacimento delle necessità di ascolto, cura e gestione dei bambini;

  • sviluppare la capacità di aiutare il figlio a comprendere, in relazione all’età e capacità di discernimento, il senso dell’esperienza che sta vivendo, con particolare riferimento alla propria situazione familiare, alle funzioni assolte dagli adulti che si prendono cura del nucleo, alla prospettiva che il progetto di accoglienza persegue per lui e la madre;

  • realizzare il superamento di eventuali situazioni di disagio sociale e psicologico;

  • supportare percorsi di crescita ed apprendimento;

  • incrementare le capacità di relazione all’interno della comunità e nei contesti sociali frequentati;

  • favorire la maturazione delle autonomie personali.

Qualora la competenza genitoriale sia gravemente compromessa e/o sussista decreto del Tribunale per i minorenni di affidamento del minore ai servizi con suo collocamento assieme alla madre in struttura, sarà predisposto un progetto educativo individualizzato per il bambino, integrato con il progetto di vita della madre.

Nel caso di gestanti minorenni viene definito un progetto educativo individualizzato specifico per la madre.

Il progetto di vita si articolerà sulla base delle seguenti linee guida:

  • IO E ME STESSA,

        • Come sto;

        • Come trovare le parole per esprimere ciò che sento;

        • A chi posso chiedere aiuto e come;

        • So riconoscere il bisogno di un aiuto specialistico;

        • So fare lettura dell’esperienze vissute;

  • IO E I MIEI FIGLI,

        • Come stanno?

        • Come aiutarli ad esprimere ciò che sentono;

        • A chi posso chiedere aiuto per sostenerli;

        • So prendermi cura di loro;

        • So accompagnarli nel loro cammino di crescita;

        • So aiutarli a fare lettura dell’esperienze vissute;

  • IO E LA MIA FAMIGLIA D’ORIGINE,

        • Come posso mantenere i rapporti con la famiglia di origine;

        • So fare lettura delle risorse familiari che ho;

        • So pormi in termini collaborativi con il partner e con la famiglia d’origine;

        • So accettare il loro far parte del mio progetto di vita;

  • IO E LA MIA SALUTE,

        • Come sto fisicamente;

        • Che rapporto ho con la conoscenza e l’ascolto del mio corpo;

        • Conosco i servizi e le risorse sanitarie del territorio e come usufruirne;

        • So seguire una prescrizione medica;

  • IO E LA MIA AUTONOMIA

        • Posso rendermi autonoma economicamente;

        • Posso curare la mia formazione professionale;

        • So gestire il mio bilancio economico;

        • Conosco i servizi e le risorse del territorio ad esempio per l’assegnazione degli alloggi – edilizia residenziale pubblica o per la richiesta di contributi economici;

  • IO E LA MIA VITA DOPO LA COMUNITA’

        • Mi sento pronta a lasciare la comunità;

        • So come organizzare la quotidianità mia e dei miei figli;

        • So attivare in autonomia le risorse offerte dal territorio;

        • Sono pronta ad accettare un eventuale altro progetto di sostegno al mio percorso.

SERVIZI AGGIUNTIVI

Supporto educativo familiare

Per i comuni limitrofi alla comunità di accoglienza alla dimissione dalla comunità e laddove il servizio sociale inviante lo ritenga opportuno è possibile attivare un supporto educativo familiare domiciliare a cura dell’equipe educativa della comunità di accoglienza. Tale possibilità deve essere sottoscritta da tutte le parti interessate che stabiliranno insieme il progetto di accompagnamento alla mamma e ai suoi figli. Riteniamo infatti importante costruire la tutela dei minori dopo la fine dell’esperienza residenziale e il fatto che tale percorso possa essere seguito dagli educatori che già conoscono il nucleo può essere una risorsa importante di attivazione delle nuove autonomie necessarie e di riassunzione delle responsabilità (la gestione della casa, la gestione dei figli, il rapporto con la rete familiare). Tale intervento ha inoltre tra i propri scopi principali quello di evitare fasi di regressione tenendo conto che spesso queste donne provengono da situazioni di totale dipendenza con scarsi strumenti culturali e a volte sono anche molto giovani, hanno immagini del proprio futuro stereotipate e poco realistiche e difficilmente realizzabili.

Altri obiettivi del supporto educativo familiare sono:

  • aiutare la donna a rompere l’isolamento e sostenerla nel crearsi una rete di supporto;

  • favorire la conoscenza della rete dei servizi e delle loro funzioni e facilitarne l’accesso al di fuori dei meccanismi di delega che talvolta sono presenti nella vita in comunità;

  • sostenere la donna nella gestione della propria fragilità economica, suggerendo modalità di risparmio e gestione consapevole e responsabile delle risorse;

  • sostenere le competenze di cura ed educazione delle donne nei confronti dei figli;

  • sostenere e favorire le competenze progettuali delle donne;

  • fornire alla donna e al servizio sociale uno strumento di controllo della vulnerabilità sociale.

Tale servizio ha un costo, quantificabile in ore, di € 32 euro all’ora. La durata dell’intervento, definita nel progetto quadro e concordata preventivamente con la responsabile della comunità, dovrà tenere conto anche del tempo di percorrenza oltre che del tempo necessario allo svolgimento dell’intervento educativo. Qualora l’intervento si debba effettuare ad oltre 25 km di distanza dalla comunità il costo orario per la prima ora è maggiorato di 3 euro, mentre per le ore successive rimane invariato.

Incontri protetti

Per i servizi sociali di zone distanti dalla comunità di accoglienza è infine possibile valutare l’attivazione di incontri protetti tra i minori e i familiari da svolgersi all’interno della comunità di accoglienza e gestiti dagli stessi educatori. Tale servizio ha un costo quantificabile di € 38,00 all’ora (costo dell’incontro ad ora e stesura relazione).

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